Diverse sono
state le ragioni che ci hanno sollecitati ed indotti a realizzare questo
lavoro: per tutte la convinzione profonda che l'apprezzamento di un bene
scaturisce primari amente dalla sua conoscenza. E i nostri Beni Culturali
ed Ambientali non sono dai più né noti né apprezzati:
“Bosolini... una cittadina da scoprire insieme” si prefigge il compito
precipuo di divulgare, in modo facile e ci auguriamo anche piacevole, tanto
alcuni aspetti storici, economici e sociali della nostra cittadina che
le sue bellezze archeologiche, artistiche ed ambientali.
Convinti che a voler cercare la perfezione si rischia di non fare mai
nulla, abbiamo preferito un’opera magari imperfetta ma utile immediatamente
ed in grado di ovviare rapidamente al problema più urgente:
la limitatezza dell ‘informazione che penalizza un pubblico più
vasto e non specialistico. La stessa motivazione guidò uno dei due
autori allorché nel 1975 pubblicò “Rosolini: breve guida
storico-turistica”. In oltre adesso come allora vi è l’intento sotteso
di accrescere verso i nostri Beni Culturali ed Ambientali un interesse
ed un amore, pur tanto avvertiti, che finora però non hanno trovato
né una diffusa tensione in teriore né ricevuto un apporto
concreto da parte di chi ha il dovere di sgombrare il terreno anziché
ostruirlo.
Siamo in molti a credere che il nostro patrimonio culturale può
costituire una risorsa, tra l’altro non inquinante, di ampie e proficue
prospettive per l’economia locale.
Subordinare d’altra parte l’avvio di una promozione turistica di Rosolini,
nell ‘ambito di itinerari alternativi, alla realizzazione di futuri interventi
e strutture (segnaletica, migliore accessibilità, creazione di un
parco archeologico e paesistico) significherebbe attendere ancora e forse
“sine die”.
Noi dell ‘Archeoclub d ‘Italia crediamo che occorra iniziare valorizzando
quello che è fruibile, seppur non pienamente, e non procrastinare
ancora sperando così di contribuire all ‘avvio di un nuovo processo
sia culturale che economico della nostra cittadina.
Pertanto, fiduciosi come i Platamone e facendo nostro il loro motto:
«SURSUM DITIORA FLOREBUNT», cominciamo.
GLI AUTORI
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