Cava Lazzaro
Percorrendo la Rosolini-Modica al 1cm 8, girando a destra, la Strada Comunale Pemicella-Marchesa porta sul pianoro di Cava Grande, che incide con un percorso sinuoso e profondo questa parte del territorio di Rosolini.
11 suo tratto iniziale si denomina Cava Lazzaro ed ha offerto da sempre all’uomo riparo sicuro, sostentamento e paesaggi inconsueti.
Nel versante di sinistra si trova infatti una enorme cavità naturale, Grotta Lazzaro, usata come riparo dall’uomo preistorico fin dal Paleolitico superiore (10000 anni a.C.) e riusata fino all’antica età del bronzo (1800 - 1400 a.C.) dove sono stati rinvenuti importanti reperti (tazze, attingitoio, osso a globuli, fuseruole, fruttiere, asce ed altro materiale ancora) si da costituire <da più consistente delle raccolte preistoriche del Museo civico di Modica». Ad essa vanno aggiunte alcune tombe castellucciane singole e una piccola necropoli. Scendendo poi dal versante destro della Cava, per le brevi e sempre più ripide terrazze naturali, le numerose creste rocciose appaiono forate da 48 tombe a grotticella artificiale, a forma di forno, a volte con anticella vestibolare attribuite all’antica età del bronzo e precisamente alla « facies caslelluciana ».
Diverse sono interessanti perché presentano elementi architettonici più complessi come quella, segnalata nel 1906 da Paolo Orsi, con un prospetto monumentale incavato nella roccia calcarea a otto semipilastri, ove sono incisi singolarissimi motivi a doppia lisca di pesce e a disco puntinato. Da segnalare è anche un vasto camerone ipogeico il cui ampio prospetto di sei metri è ornato, alla sinistra del portello d’ingresso, da un nutrito gruppo di semipilastri e sulla parte destra da veri e propri pilastri a sezione rettangolare, mentre l’interno presenta alcune fossette votive congiunte da una canaletta. Queste tombe monumentali sembrano riecheggiare motivi dell’architettura funeraria maltese.
Il materiale archeologico ritrovato nella necropoli si trova attualmente al Museo Paletnologico ed Etnografico “Pigorini” di Roma ed in quelli di Ragusa e di Modica. Sull’isolato Cozzo Rotondo, a cavaliere fra Cava Lazzaro e Cava Ruta, vi sono poi larghi avanzi di un cospicuo abitato preistorico formato da capanne circolari e rettangolari e forse da recinti per armenti; l’insediamento è anche completato da conche artificiali nel piano roccioso per i pali e da condotte per il deflusso delle acque piovane.
Ma il fenomeno di antropizzazione in questa area, non si esaurisce con l’età del bronzo: sia i numerosi rinvenimenti frammentari che gli abituri presenti nei siti, che orbitano attorno a Cava Lazzaro, lo attestano. Infatti, sempre sul pianoro di Cava Grande, scendendo dalle case Pernice, un viottolo porta ad un insediamento rupestre con abituri bizantini di difficile accesso e a due oratori rupestri della stessa epoca, nel tratto Canzisina dove sgorga la fonte omonima le cui acque furono incanalate per l’approvvigionamento idrico di Rosolini. Poco oltre, sempre sul versante di sinistra, vi è il sito archeologico di contrada Marchesa, dove i diversi frammenti rinvenuti sono attribuibili alle epoche greco-arcaica (VI sec. a.C.), greco-classica, romano-imperiale e bizantina.
Nel sito vi si trovano inoltre diversi ipogei alcuni in parte crollati ed altri riutilizzati nei secoli per ricoveri di animali, ed un oratorio rupestre paleocristiano a tre navate.
 










 
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