Stafenna
Nel  percorrere la S.S. ll5giungendo da Noto, ad appena km 2,4 dal alla propria sinistra il basso ed
ampio tavolato calcareo di Stafenna, zona di influenza di Rosolini. Qui tracce di insediamenti succedutisi senza soluzione di continuità dalla preistoria all’Alto Medioevo attestano l’esistenza di un antico e florido abitato che forse un disastroso terremoto, alla fine del XII secolo sotto il regno di Enrico VI di Svevia e di Costanza d’Altavilla, distrusse definitivamente.
Un riparo sottoroccia, indicato in planimetria con la lettera D, ha dato un’industria litica risalente al Paleolitico superiore (10000 a.C.), e che, unitamente ad altri insediamenti dell’entroterra siracusano come la grotta Corruggi di Pachino, dell’Acqua Santa (Augusta) e
il riparo di Fontana Nuova (Marina di Ragusa) rende Stafenna uno dei siti abitati più antichi della Sicilia.
Nei millenni che seguirono l’uomo preistorico continuò ad abitarvi tanto da farvi fiorire un villaggio, non molto distante da quello del vicino sito di Candelaro, come attesta la piccola ma bella necropoli sicula ben visibile dalla S.S. 115 ed alcuni frammenti ceramici.
Ritrovamenti di cui si ha notizia, quali frammenti di vasellame a vernice nera lucida, una testina fittile femminile e numerose monete, in particolare un bronzetto di Gela di poco anteriore alla conquista romana della Sicilia, documentano l’esistenza in età ellenistica di un insediamento.
Anche la dominazione romana lasciò le sue tracce, molte delle quali irrimediabilmente disperse, con frammenti di ceramica del tipo “terra sigillata rossa” decorata a rilievo con motivi vegetali ed animalistici (I secolo a.C. - I secolo d.C.), con statuette frammentarie di cui una raffigurante un telamone cinto dal vello di pecora (inizi I secolo a.C.), e con un cippo funerario. Ma le testimonianze che al momento attuale attestano la continuità d’uso del sito durante la tarda età romana e bizantina sono gli ipogei paleocristiani, il cimitero sub divo, soprastante a questi ultimi, che conferiscono al complesso archeologico un particolare rilievo.
Inseriti nella parete rocciosa orlata da qualche terrazza naturale dieci ipogei occhieggiano dall’alto la S.S. 115, uno, in predio Di Mari e denominato in planimetria catacomba A per la sua complessità, è facilmente raggiungibile dalla Consorziale n. 19 Stafenna allorché si lascia la S.S. 115. L’ipogeo, sul lato sinistro chiuso parzialmente da un rozzo muro a secco, si apre su di una piccola terrazza naturale, regalando un panorama di dolci e verdi colline.
L’architettura del complesso gravita attorno ad un lungo corridoio fiancheggiato da arcosoli polisomi e si arresta di fronte ad un’ampia camera approssimativamente rettangolare, dove vi è l’impianto di due vistosi sepolcri a baldacchino. Essi sono entrambi bisomi e strutturalmente simili, a forma rettangolare con impostazione ad otto pilastri. La lunghezza complessiva della catacomba misura m 40 mentre la larghezza del corridoio varia da un massimo di m 2,20, nel settore iniziale, ad un minimo di poco più di m 1, e l’altezza non supera i m 2. Gli arcosoli si schierano con successione ritmica lungo le pareti del corridoio rischiarati da uno dei tre lucernai. I sepolcri ricavati direttamente nella roccia ascendono a 175, di cui 47 nel solo camerone, e poiché un sepolcro spesso accoglieva più di un cadavere è immaginabile l’importanza di questa catacomba, che supera indubbiamente
tutti gli ipogei della stessa contrada. Questi ultimi sono variamente sparsi nel costone roccioso e presentano infatti dimensioni minori e sono indicati in planimetria alle lettere B, C, E, F.
Ad accrescere l’importanza, e non soltanto archeologica, del complesso catacombale di Stafenna contribuisce il grande cimitero sub divo indicato in planimetria alla lettera a. Per giungervi occorre proseguire per la Consorziale n. 19 Stafenna ed al bivio girare a destra, dove una trazzera, che segue per qualche tratto un’antica carraia, porta al cimitero stesso. Impiantato su di una fascia costiera lunga m 150 e larga m 30 accoglie complessivamente 400 fosse terragne ed alcuni sepolcri ad arcosolio. Le tombe sono scavate in tutte le direzioni prevalentemente con distribuzione a gruppo, presentano varie dimensioni ed insieme all’intero complesso vengono attribuite, dal prof. O. Agnello, ad un periodo che va dal IV al IX sec. d.C.
 

















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